Giancarlo Contu è un artista poliedrico e complesso. Dopo essersi diplomato all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, inizia il suo percorso di ricerca: in un primo momento, si dedica alla pittura realizzando quadri astratti in cui è possibile scorgere l’influenza di Emilio Vedova, poi la accantona, come se volesse distaccarsi dai suoi modelli e trovare una propria identità artistica originale.

Inizia così a sperimentare e a cimentarsi con linguaggi artistici diversi; partecipa ad alcune mostre collettive, anche all’estero, realizzando performance ed installazioni e forma due gruppi artistici.

Nel 1992 interrompe la sua produzione artistica, che riprende solo nel 2008 realizzando un progetto mediatico: il ciclo delle “Fluxus”. Dopo quello che l’artista stesso definisce “il lungo sonno”, le sue opere si fanno più intimiste e mature, mostrano un’evoluzione rispetto a quelle giovanili: il percorso interiore, compiuto negli anni trascorsi, lo spinge all’introspezione psicologica.

L’opera artistica è diventata uno strumento di conoscenza che Contu utilizza per indagare la propria interiorità e proprio per questo, ora, ritrae spesso se stesso nelle sue elaborazioni digitali e nei dipinti: il bisogno di investigare se stesso coincide con quello di comunicare, di trovare un punto di contatto con lo spettatore. Traspare una maggiore umanità e consapevolezza di sé, ma anche una sorta di turbamento nel svelare la verità che si cela oltre la superficie.

L’artista non teme di esporsi, di mettersi a nudo e chi osserva certe sue opere ha l’impressione di guardarlo mentre si studia, si osserva con meticolosità quasi scientifica, come se cercasse di capirsi attraverso i suoi lavori.

Parallelamente a questi temi, torna ad affrontare tematiche sociali realizzando, per esempio, un’installazione che denuncia le violenze perpetrate dai nazisti.

La sua coscienza lo spinge ad affrontare argomenti difficili, senza timore di rappresentarli con realismo e toni quasi cruenti. Nell’attività artistica di Contu sembrano esserci, dunque, due binari paralleli quello dell’interiorità e quello legato all’attualità.

Le tele, esposte presso Satura, fanno parte del ciclo intitolato “Das geheime auge” (l’occhio segreto) e sono caratterizzate dalla predominanza del colore rosso e dalla presenza di volti trasfigurati che emergono dal fondo. Opere pervase di inquietudine e di angoscia, in cui viene ritratta un’umanità dolente e grottesca e in cui, a volte, è possibile riconoscere le sembianze stesse dell’artista.

L’artista pone se stesso come paradigma della condizione umana di cui mostra una visione pessimista e desolata. Non viene lasciato alcuno spiraglio di speranza, di salvezza: Contu condanna se stesso e l’umanità intera ad una spirale senza fine di orrori e solitudine.

Flavia Motolese,

in occasione della personale "L'OCCHIO SEGRETO"

 

 

 

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